Frankenweenie Recensione: il dark che sfida la morte!



Il nuovo film di Tim Burton, dark tanto quanto La Sposa Cadavere se non di più, in 3D e stop-motion, Frankenweenie, racconta la storia di un ragazzo che riporta il suo cane in vita. Nonostante l’atmosfera orrorifica, mai più buone intenzioni furono affidate ad una pellicola. Chiunque abbia amato nella sua vita, breve o lunga che sia stata, un fedele compagno a quattro zampe, sa quanto sia arduo accettarne la morte, subire la sua dipartita quale un torto morale immenso. La sola idea di riportare in vita quel compagno di giochi, quell’amico affettuoso è quasi anti-dark…

Si tratta, in primis, dell’arduo esperimento (unico nel suo genere) di unire l’animazione in stop-motion alla stereoscopia, mischiando il tutto con atmosfere dark in bianco e nero! La stranezza fa parte dell’universo di Tim Burton e lo alimenta, come la legna fa col fuoco. Victor Frankenstein perde il suo amato cane Sparky in un incidente d’auto. Essendo un genietto disadattato come il padre, scopre, per caso, come reinnestare scintille di vita nel corpo del cagnolino che, ovviamente, tornerà a vivere, ma sarà ricucito e malandato, ricordando per molti versi Frankenstein e per molti altri Edward Mani Di Forbice. La storia poi è stata ampliata a dovere perché il segreto su come riportare in vita i propri animali non sarà celato a dovere e molti altri riusciranno a far resuscitare i loro cani e gatti, ridotti a pupazzi cuciti che, tuttavia, son così dolci da tradire quell’aspetto orrorifico. Se c’è qualcosa che Burton ci ha insegnato, in fondo, è proprio che laddove nasce la bruttezza e l’orrore, spesso, ci sono i cuori più grandi…