Le Avventure Di Tin Tin, Il Segreto Dell’Unicorno: la parola a Spielberg



Hergè ed il suo spettinato Tin Tin. Spielberg non ne sapeva nulla, sin quando un recensore accostò il suo mitico Indiana Jones ad un bambino sveglio ed avventuriero degli anni 30. Ed, oggi, a dare lustro ad un fumetto che ha appassionato generazioni su generazioni c’è ancora lui, il mitico Spielberg che non rinuncia mai alle sfide. Però, per la prima volta, si lancia nell’animazione, scegliendo, però, una rivisitazione così filmica da riuscire a catturare i volti degli attori veri ed animarli come se diventassero pupazzi dal realismo impressionante. Difficile credere che Spielberg non conoscesse minimamente la storia del ragazzino e del suo fedele amico Milù, adesso che, in 107 minuti, ci passa davanti una storia che non ha perso i suoi tratti antichi, pur divenendo estremamente moderna. Jamie Bell è il volto sul quale si è forgiato quello del furbo Tin Tin, mentre Daniel Craig offre il suo volto per il terribile Ivanovich, il cattivone di turno. Una magia che Spielberg si è divertito come un pazzo a ricostruire. Avventura, mistero, superstizione e maledizione. Tutto ciò che il regista più ama e sa raccontare, trasmesso grazie al linguaggio d’animazione, un linguaggio che ha ormai acquisito un livello di realismo davvero imbarazzante. E, tra queste avventure senza tempo, nelle quali l’amicizia resta il valore dominante, Spielberg ammette di aver ricolmato il proprio cuore di quell’amore per l’adolescenza e la sua innocenza; un amore che non provava dai film degli anni 80. Adesso, resta a voi, spettatori, l’arduo compito di stabilire se il vostro cuore, nei 107 minuti di proiezione di questo lungometraggio in 3d, batterà più o meno che di fronte ad un classico dell’avventura di Spielberg, seppur in tono fantascientifico, il mitico Et!