Poesia ed arte in un capolavoro d’animazione. Semplicità visiva che sa comunque colpire al cuore il telespettatore. Questo è il segreto de L’Illusionista, il film d’animazione diretto da Sylvain Chomet il quale si ispirò allo scrittore del copione, il grande regista ed attore Jaques Tati. Fu la figlia a volere che la sceneggiatura del padre non restasse chiusa in un cassetto e si affidò a Chomet, che seppe costruire un capolavoro ispirato volutamente al suo ideatore.
La solitudine di un artista che vede il successo, la notorietà ed il suo pubblico fedele allontanarsi sino a divenire una chimera, un triste ricordo. Sono gli anni 50 e l’illusionista, protagonista del film, non attrae più il pubblico dei grandi teatri come un tempo. Adesso deve accontentarsi dei locali di bassa lega, di pochi spettatori che si annoiano ai suoi spettacoli e non credono più alle sue magie. Londra ormai è diventata stretta per lui; ora che il pubblico ama il movimentato rock’n'roll, non c’è più spazio per chi passa la vita a far credere che le illusioni siano realtà. L’illusionista si trasferisce in Scozia, ma un giorno al sua vita cambia radicalmente, poiché incontra Alice. Ella è giovane, entusiasta della vita e sembra restare incantata di fronte ai suoi trucchi. Per lei l’illusionista non finge, non inganna la mente del pubblico, ma incanta, sa ammaliare con i suoi poteri. Il mago sa che il tempo delle chimere svanisce per tutti e che Alice non farà eccezione, tuttavia non sa come ammettere che i suoi siano solo trucchi, senza provocarle una delusione incredibile, senza spezzare il suo cuore di ragazza sognatrice.
Il fatto che il film sia bidimensionale, quando ormai è l’avvento del cinema in 3d, fa ben comprendere il senso di questo film che vuole far capire come i tempi cambino, come il vecchio lasci spazio al nuovo, come un anziano illusionista, un vero artista, venga spazzato via da generi d’intrattenimento più leggeri; proprio come oggigiorno la poesia di un film d’animazione che sa raccontare oltre che mostrare viene spazzato via dai rocamboleschi effetti speciali dei nuovi film. Il progresso non avrà mai fine, ma possiamo immergerci nella nostalgia di una Parigi degli anni 50, con le sue romantiche melodie ed i suoi colori pastello, almeno per una notte…



































